Accoglienza pellegrina: un gesto d’Amore a pagamento?

Accoglienza pellegrina: un gesto d’Amore a pagamento?

Riproponiamo una riflessione sul tema dell’accoglienza pellegrina, scritta da Cristina Menghini quattro anni fa, e che, nonostante sia passato del tempo, riteniamo ancora attuale nel concetto, pur riconoscendo che la situazione dell’ ospitalita’ lungo la Via Francigena sia leggerente migliorata negli ultimi anni …

 

Mi casa es tu casa”Non c’è nulla di più appagante per un pellegrino, alla fine di una faticosa giornata di Cammino, che trovare un sorriso ad accoglierlo. Il sorriso di un prete che mette a disposizione qualche letto nella canonica, o ancora quello di qualche volontario che ha deciso di donare un po’ del suo tempo a servizio di una realtà che in Italia si sta sempre più diffondendo: il pellegrinaggio a piedi.
Conosco quella sensazione di gratitudine che ti avvolge quando vieni accolto con Amore così come ho ben presente quel sentire di pienezza che nasce dall’abbraccio sincero di un pellegrino che ti ringrazia prima di ripartire… io, pellegrina e ospitaliera…

E forse è proprio perché certe esperienze le ho vissute in prima persona, che mi rattristo ogni volta che mi imbatto in situazioni dove il pellegrino viene visto più come un turista… e dove quel sorriso che tanto desidera incontrare a volta gli costa caro!
Ho pellegrinato più volte sulla Via Francigena e posso dire di essermi imbattuta nelle più svariate situazioni; ho incontrato persone splendide che mi hanno accolta col Cuore, che hanno condiviso con me la loro cena, che hanno voluto ascoltare il racconto dei miei passi; ne ho incontrate altre che freddamente mi hanno messo un timbro sulla credenziale e dopo avermi chiesto 25 euro, non mi hanno nemmeno accompagnata in stanza, indicandomi col dito le scale su cui salire.

Eppure, come ci tramanda la storia medievale, l’accoglienza al pellegrino, e non solo, soprattutto da parte degli enti religiosi è sempre stata considerata un valore, oltre che un servizio al prossimo. Monasteri, conventi e parrocchie erano soliti accogliere i viandanti in cammino verso Roma, offrire loro un luogo sicuro per passare la notte, un abito pulito e un pasto caldo, oltre che un sostegno spirituale e un momento di morale convivialità. Il tutto sempre gratuitamente.
Il pellegrino moderno, indipendentemente dalle motivazioni, si mette in Cammino con il desiderio, a volte inconscio, di voler vivere un certo tipo di esperienze di valori quali la condivisione, la solidarietà, la comprensione, esperienze che, nel nostro vivere moderno, “veloce ed egoista” è difficile riuscire a comprendere ed a interiorizzare. Il pellegrino cerca un gesto d’Amore, perché è nell’amore che si trova la forza di andare avanti nel Cammino, così come nella Vita. E dove c’è Amore ci sarà quasi sicuramente anche un materasso su cui riposare, dell’acqua calda per lavarsi e un piatto di minestra per rifocillarsi. Di questo ha bisogno il pellegrino e di null’altro. Adesso, proprio come nel passato.

Sulla moderna Via Francigena però, l’accoglienza povera non sempre rispecchia quel gesto d’Amore tanto cercato. Non è certo mio interesse, e ben me ne guardo, giudicare l’intenzione e l’operato altrui. Ognuno si metta una mano sulla propria coscienza. Ci tengo però a raccontare alcune mie esperienze personali con la speranza di riuscire a far nascere una sorta di riflessione costruttiva su come si sta evolvendo il “sistema accoglienze” su una delle Vie di pellegrinaggio più importanti del mondo!
Premetto che, a mio avviso, le strutture che si propongono come accoglienza al pellegrino dovrebbero essere tutte “ad offerta”, seppur comprendo l’esigenza di coprire i costi di gestione e di conseguenza sono d’accordo qualora venga stabilito un contributo simbolico.

Ci sono essenzialmente tre tipi di ospitalità sulla Via Francigena: quelle ad offerta, quella con un prezzo simbolico che mi piace definire “giusto” e quelle con prezzo “turistico”. E spesso il sorriso e l’Amore con cui si viene accolti è inversamente proporzionale ai soldi spesi.

Quanta compassione nel piatto di pasta che Suor Ginetta, a Siena, mi ha offerto. Quando le ho chiesto dove potevo lasciare un’offerta mi ha mandato a dire un “Ave Maria” per tutti i poveri che giornalmente andavano da lei a chiederle lo stesso piatto di pasta.

Don Giovanni, ad Aulla, in collaborazione del Comune, porta avanti l’accoglienza in un ostello ricavato nei locali di una scuola, nonostante tutti gli oneri e impegni che il suo compito di prete lo porta ad avere. L’ultima volta che sono andata, dopo avermi invitata a cena con i suoi collaboratori, mi ha detto che, se proprio insistevo, potevo lasciare un’offerta per la ristrutturazione dell’Abbazia di San Caprasio.

A Radicofani e Roma, negli ostelli gestiti dalla Confraternita di San Jacopo di Perugia, sono sempre stata accolta con rispetto e grande disponibilità. Gli ospitalieri volontari si donano al servizio al pellegrino, onorandone il Cammino con il rito della “lavanda dei piedi”, simbolo dell’Amore di Gesù verso l’Umanità. E’ un gesto che mi ha molto colpita e che sottintende l’ospitalità come valore umano e religioso. La cassetta delle offerte è in un angolo, quasi nascosta.

Ad Orio Litta, sono stata accolta dal sindaco, PierLuigi Cappelletti che mi ha accompagnata personalmente nel bellissimo ostello comunale di Cascina San Pietro. I costi di gestione rientrano nelle spese comunali e quindi al pellegrino è lasciata la scelta se contribuire o meno con un’offerta.

Anche nel comune di Monteriggioni il pellegrino è ben accolto. Il Sindaco Bruno Valentini, è sempre in prima linea quando si tratta di migliorare la percorribilità della Via Francigena. E per questo ha finanziato molti interventi sia per la sicurezza del percorso che per l’accoglienza. E’ stato appena inaugurato l’ostello “La Sosta di Strove” dove i pellegrini potranno riposare con tutti i comfort (persino televisore e computer) al giusto prezzo simbolico di 12 euro per i costi di gestione.

Don Gianni, a San Quirico d’Orcia, ospita i pellegrini nella Collegiata al giusto prezzo simbolico di 9 euro. Anche li ho sempre trovato un’ottima disponibilità. L’ultima volta ho passato parecchio tempo a chiacchierare con lui e dato che ero li come volontaria per la Via Francigena, non ha nemmeno voluto il mio contributo in denaro per il pernottamento.

Ricordo invece con amarezza il giorno in cui sono arrivata al confine tra Svizzera e Italia. Avevo prenotato all’Ospizio, oltre al pernottamento anche la cena, pagando 30 euro. Avendo problemi di allergie alimentari ho chiesto al frate di poter mangiare qualcosa di differente con la risposta che essendoci tante persone non sarebbero riusciti a prepararmi nemmeno una pasta in bianco. Ho quindi chiesto che mi fossero restituiti i soldi della cena con l’intenzione di andare al bar di fronte e mangiarmi un panino. Soldi che non mi sono stati restituiti.

Partita da Fucecchio, dopo 48 chilometri di cammino e dopo aver chiamato per avvisare che facevo tardi a causa della lunga tappa, mi presento al portone del Convento di Sant’Andrea a San Gimignano alle otto di sera. Il frate responsabile, con aria molto scocciata, si lamenta per il mio ritardo accusandomi di aver fatto la turista e minaccia di non accogliermi. Apre il portone solo dopo la mia insistenza. L’ospitalità era ad offerta. Decido di non lasciargli nulla. Sempre a San Gimignano, la seconda volta, decido di risparmiarmi l’esperienza precedente e mi reco al Monastero di San Girolamo. La Sorella mi accoglie proprio come se fossimo alla reception di un hotel. Mi chiede il documento, mette un timbro sulla credenziale, senza nemmeno rivolgermi uno sguardo o una domanda. Mi fa la ricevuta di 25 euro , mi consegna le chiavi col numero della stanza e col dito mi indica la scala su cui devo salire. La mattina per colazione ci saranno biscotti secchi e bevande dalla macchinetta automatica.

Passando da Gambassi Terme a giugno di quest’anno, mentre apponevo la nuova segnaletica bianco-rossa sul percorso, decido di andare a sbirciare l’ultimazione dei lavori del nuovo ostello dei pellegrini in Santa Maria in Chianni. Rimango quasi scossa dal “lusso” non proprio tipico di un’ospitalità povera, così come dal prezzo: 24 euro per una singola solo pernottamento. Colazione 3 euro. Prezzi a scendere in relazione al numero di pellegrini con cui si viaggia. La signora che si occupa della gestione si giustifica dicendo che deve pagare una donna delle pulizie e che i costi di gestione sono alti. Le parlo quindi dell’esistenza degli ospitalieri volontari, che, proprio come accade sul Cammino di Santiago, potrebbero accogliere periodicamente i pellegrini prendendosi cura gratuitamente della struttura. La risposta, un po’ scocciata: “So bene come funziona sul Cammino di Santiago. Ci sono stata pure io. Certo non ho dormito negli albergue dei pellegrini in quanto potevo permettermi di stare in hotel. E poi figuriamoci se lascio in mano a qualcuno che non conosco la gestione del mio ostello”.

E infine…
Sabato scorso sono stata all’inaugurazione dell’Ostello Santa Maria in Betlem a Borgo Ticino (Pavia). Premetto che ero già stata li a maggio per incontrare Don Lamberto e discutere dell’importanza di avere un luogo di accoglienza povera in una città come Pavia, crocevia di itinerari storico-religiosi, tentando di convincerlo a favorire, almeno per i pellegrini, un trattamento ad offerta, o per lo meno un giusto prezzo simbolico . Ero anche stata in più volte in Provincia a parlare con l’ ormai ex assessore Renata Crotti, che aveva promesso di sostenermi in questa causa. Avevo però già letto sul giornale del giorno prima dell’inaugurazione che i prezzi sarebbero stati di 20-22 euro. 3 euro la colazione. Durante l’intervento delle varie autorità è stato per tutto il tempo sottolineato il forte ruolo che questo ostello avrebbe avuto nell’accoglienza dei pellegrini e in particolare il vescovo di Pavia ha speso parole bellissime sul valore dell’accoglienza cristiana e sul fatto che tutta la comunità avesse il dovere di aiutare il pellegrino di passaggio nella città, proprio come accadeva nel Medio Evo. Ho alzato la mano in bella vista, per poter intervenire. Don Lamberto mi ha riconosciuta e dopo dieci minuti di ringraziamenti di rito ha preferito far alzare tutti invitandoli a raggiungere l’ostello per visitarlo. Quando mi sono avvicinata a lui per domandare che tipo di trattamento economico fosse previsto per un pellegrino a piedi con credenziale, mi ha liquidata rispondendo a microfono spento che i prezzi ancora non erano stati discussi.

Sarebbe interessante poter ascoltare altre esperienze per poterle confrontare ed avere un quadro più preciso che non sia solo il punto di vista di una persona. E’ comunque indubbio che in alcuni punti tappa sulla Via Francigena c’è ancora molto da lavorare in tema di accoglienza al pellegrino, in particolare in Val d’Aosta e in località importanti quali Pavia, Piacenza, Lucca, Gambassi Terme, San Gimignano, Vetralla e Sutri.
Quanto caro i pellegrini dovranno ancora pagare per questo antico gesto d’amore?”

Cristina Menghini

3 COMMENTI

  1. Hai ragione Cristina. Ma mentre una volta chi faceva il Pellegrino lo faceva per un senso religioso, e chi accoglieva lo faceva per lo stesso senso, oggi i più lo fanno per turismo.

  2. Io credo pero’ che non stia a chi accoglie giudicare lo spirito con cui una persona affronta il Cammino e di conseguenza non ritengo giusto selezionare chi accogliere o no… e’ vero che in molti camminano per turismo, ma sono certa che anche a loro l’esperienza del Cammino portera’ qualcosa di importante 🙂

  3. Mi è piaciuto molto l’articolo, spero che in futuro si svilupperà sempre di più l’accoglienza che si riceve con amore sul cammino di santiago. A me ha lasciato un brutto sapore in bocca “Solo pellegrini con lettera della
    parrocchia” che ho letto sull’elenco delle accoglienze per pellegrini.

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